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Elogio della quinta

Il backstage come spettacolo, interessante almeno quanto quello che lo presupponga, e non viva che grazie al suo sacrificio da serva tanto più efficiente quanto più invisibile all’arrivo degli ospiti, all’entrata del pubblico; nel momento in cui - nell’extra di un dvd, o in casa del conte Fabrizio Ristori - viene pubblicato, mi aveva sempre rappresentato una forma di svelamento della finzione negata sulla scena; oppure un altro modo di dire che anche nei percorsi che compiamo verso mete che forse non raggiungeremo (è il caso di opere, come Fellini 8 1/2, interamente dedicate alla preparazione di uno show che non conoscerà una prima) può risiedere altrettanto significato rispetto all’opera, al fine che vorremmo conseguire, e che perlomeno stiamo inseguendo.

Le pagine che sto leggendo, della mia prof., che pure si riferiscono ad altro, fanno considerare d’altra parte tutto questo dietro le quinte anche come l’inconscio della rappresentazione; come se un pentimento sulla tela, rimosso poi con nuovo colore dipinto su di esso, potesse ritornare alla luce - così come, nella vita, avviene grazie all’analisi - con i raggi x di una critica riuscita.

Pubblicato il 2/8/2004 alle 18.26 nella rubrica Diario.

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