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Sampei apostolo di se stesso

Alle sei di questo pomeriggio, nell’abbaziale di San Nilo a Grottaferrata, non avevo mai visto il fonte battesimale che, sulla destra nel nartece, reca lo strano rilievo di uno scoglio religiosamente dotato di finestra, per questo simbolo della Chiesa. Se due uomini vi sono rappresentati nell’atto di pescare, tendendo ciascuno la propria lenza schiena contro schiena, per la destinazione dell’iconografia, andranno ritenuti quantomeno apostoli, e nella fattispecie Andrea e Simon Pietro. Ora, il punto è che mentre l’uno la sua anima l’ha appena presa, ed ancora si dibatte, sottoforma ittica, in un naturalismo apprezzabile qualora si consideri l’antichità della scultura, in un marmo databile poco dopo il mille; l’altro, probabilmente il maggiore dei due, non solo ha già avuto da un pezzo la meglio su di un pesciolino ma, senza metterlo da parte, già lo sta riutilizzando come esca per uno nuovo, che entra in scena dalla destra, decisamente più grosso e riluttante. Si tratta allora di una personalissima e antica versione di uno di quei fenomeni che Fellini chiama “a Pericle!”, facendo di un pubblico d’avanspettacolo l’unico vero spettacolo, in Roma; che Renoir ritrae cercando “nel solo palco di una certa Nini l’unica opera che lo interessava"; che ogni bambino in dubbio se ridere o piangere al gesto di un saltimbanco che ingoi la lama di una spada sa ritrovare, prima ancora di vedere come va a finire, voltandosi a cercare l’espressione di sua madre. Per convertire, nessun argomento dottrinario, sermone accattivante, pena infernale, più valido dello spettacolo di una conversione altrui.

Pubblicato il 12/7/2004 alle 2.27 nella rubrica Diario.

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