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Borsisti

Oggi mi sono trovato verso le nove di sera nella stessa libreria di cui avevo detto così, sotto Natale:

"Alla nuova libreria Feltrinelli di largo Argentina a Roma, una parete trasparente è posta fra la sezione studi sociali e un ufficio dell’amministrazione. Quel vetro non ci rivela solo, di straforo, le etichette dei raccoglitori allineati negli archivi, grigi e consunti quanto variopinti sono i dorsi dei volumi in vendita che, di là dalla vetrina, ne sono la controparte movimentata. [...] Pure in quella libreria noi siamo decorazione per le quelle scrivanie affaccendate, almeno quanto i loro abitanti sono per noi le creature curiose di un ufficio-acquario, di un Grande Fratello finalmente reciproco".

In molti ne scroccano per ore videogames in prova: sulla X-Box giungono a salvare le partite, come se un avventore dei divanetti delle sezioni letteratura si munisse di segnalibri; cosa che io faccio da alcuni mesi. Certi giocatori habitués, quando dimostrano il loro valore più chiaramente a veri piccoli pubblici che gli si assiepano attorno; ai giovani nomadi che, per l'occasione dello scontro atteso con un mostro finale, confondono le varie preno del loro racket delle code di Fifa; agli stessi commessi che pensavano male perché quelli non compravano mai, ebbene, non sono più degli scrocconi: si considerano borsisti.

Dunque, oggi mi è riuscito di fare quattro salti alle Olimpiadi di Atene. Quando la fanciulla ucraina che controllo non riesce troppo bene nel salto coll'asta, e si infrange contro la sbarra orizzontale, il joypad, come pure siamo abituati da anni in tamponamenti di rally o nei tackles ben riusciti, ci restituisce una breve vibrazione. Ora, nell'attimo stesso in cui, un livello più tardi - essendo divenuti un più nerboruto lanciatore del disco, che non ha lanciato un bel niente perché non sappiamo i tasti - campeggia sullo schermo la scritta: Faul!, pure una botta di vibrazione, ma ben più prolungata. Non è il nostro attrezzo caduto sul piede, per errore o per la stizza, che ce la procura; né sono ortaggi, che provengano dagli spalti: nient'altro che una solenne, impetuosa scoreggia di concentrazione malriposta.

Pubblicato il 11/7/2004 alle 13.27 nella rubrica Diario.

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