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  PiacerMio [ Io, lo fo per piacer mio. ]
         

Mi piace

Sentire piano il rumore del dimagrimento che si sta compiendo in me, quando non ho mangiato troppo; rompere pure dal canto mio, con la punta di un cucchiaio, la crosta di una crème brûlée, quando tanto ho già mangiato troppo.

Non mi piace

Come devo fare in questi giorni davvero combattuti, mangiare veramente male.

scrivimi


6 ottobre 2004

Rinascenze

In Paso adelante, il corso della scena risolve o aggrava problemi posti ancora in vita; come quando, nel suo piccolo manifesto poetico, sul retro di un teatro dei burattini, la fresca Adela arriva a disporre di più di un pupazzo fra le sue mani: oltre al Pulcinella che manovra sul palchetto, il collega dietro la quinta, il compagno dei sogni di lui, il fortunato Cristobal. (Anche se tanto più sintetico era l'annuncio economico, così candidamente appeso a una bacheca: "Se busca profesora": avviso inopinato della rinascenza spagnola del professoressa-movie).




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9 settembre 2004

Memento mori

Nelle chiese in cui lo scultore non li ha voluti incassare a una cappella, ma appesi a un filo, nel mezzo del transetto, certi pesanti crocefissi di Damocle - a farci presente non solo simbolicamente quantomeno l’incertezza, se non la brevità stessa della nostra condizione mortale - non sarebbero memento mori ancora più sentiti se poi davvero ci cadessero addosso?




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2 agosto 2004

Elogio della quinta

Il backstage come spettacolo, interessante almeno quanto quello che lo presupponga, e non viva che grazie al suo sacrificio da serva tanto più efficiente quanto più invisibile all’arrivo degli ospiti, all’entrata del pubblico; nel momento in cui - nell’extra di un dvd, o in casa del conte Fabrizio Ristori - viene pubblicato, mi aveva sempre rappresentato una forma di svelamento della finzione negata sulla scena; oppure un altro modo di dire che anche nei percorsi che compiamo verso mete che forse non raggiungeremo (è il caso di opere, come Fellini 8 1/2, interamente dedicate alla preparazione di uno show che non conoscerà una prima) può risiedere altrettanto significato rispetto all’opera, al fine che vorremmo conseguire, e che perlomeno stiamo inseguendo.

Le pagine che sto leggendo, della mia prof., che pure si riferiscono ad altro, fanno considerare d’altra parte tutto questo dietro le quinte anche come l’inconscio della rappresentazione; come se un pentimento sulla tela, rimosso poi con nuovo colore dipinto su di esso, potesse ritornare alla luce - così come, nella vita, avviene grazie all’analisi - con i raggi x di una critica riuscita.




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27 luglio 2004

Post-bigliettai

D'altro canto, caro eCarta, notavo che, proprio pochi minuti fa, sul 93 ultimo modello da casa all’università (vespa non partita), fra i due plexiglass che separano il conducente dai passeggeri come, le iconostasi, l’officiante dai fedeli, resta una mensoletta retrattile, sempre chiusa; il ricordo di un’interfaccia passata; atrofica, come quelle cicatrici di arco - non cieco, sovrastante una persiana o una serranda - che in molti casi fascisti di architettura civile hanno un bel fingere tanto un medioevo, quanto la sua rimozione, in una stratificazione simulata: non sono mai esistite. Eppure, credo che quella piccola apertura farebbe la gioia di un bambino che vi giocasse mentre il mezzo non è ancora in moto, o è arrivato al capolinea, riaprendo una speranza; come chi confuti tutto un lungo discorso serioso che ha ascoltato suo malgrado con una sola breve pernacchia finale.




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26 luglio 2004

La chanson de l'arrotin

Domenica ti porterò sul lago.
Vedrai sarà più dolce dirsi «ti amo»;
faremo un giro in barca,
possiamo anche pescare
e fingere di essere sul mare.
Sapessi, amore mio, come mi piace
partire quando Milano dorme ancora.
Vederla sonnecchiare e accorgermi che è bella
prima che cominci a correre e urlare.

 

(refrain)

E' arrivato l'arrotino.
Arrota: coltelli; forbici, forbicine, forbici da seta; coltelli da prosciutto!
Donne, è arrivato l'arrotino, e l'ombrellaio*; aggiustiamo gli ombrelli; l'ombrellaio, donne!
Ripariamo cucine a gas: abbiamo i pezzi di ricambio per le cucine a gas.
Se avete perdite di gas, noi le aggiustiamo; se la cucina fa fumo, noi togliamo il fumo della vostra cucina a gasse. Trasformiamo la vostra cucina da metano a gas, e da bombola a metano!**
Lavoro subito, immediato.
E' arrivato l'arrotino***.

 

Poi, dolce vita che te ne vai
Sul Lungotevere in festa
Concerto di viole e mondanità
Profumo tuo di vacanze romane

 

(refrain)

E' arrivato l'arrotino.
Arrota: coltelli; forbici, forbicine, forbici da seta; coltelli da prosciutto!
Donne, è arrivato l'arrotino, e l'ombrellaio*; aggiustiamo gli ombrelli; l'ombrellaio, donne!
Ripariamo cucine a gas: abbiamo i pezzi di ricambio per le cucine a gas.
Se avete perdite di gas, noi le aggiustiamo; se la cucina fa fumo, noi togliamo il fumo della vostra cucina a gasse. Trasformiamo la vostra cucina da metano a gas, e da bombola a metano!**
Lavoro subito, immediato.
E' arrivato l'arrotino***.

 

Mi conforta credere 
che ti potrai
accontentare
di un uomo
che può 
garantire
soltanto
le proprie
funzioni primarie.

 

(refrain)

E' arrivato l'arrotino.
Arrota: coltelli; forbici, forbicine, forbici da seta; coltelli da prosciutto!
Donne, è arrivato l'arrotino, e l'ombrellaio*; aggiustiamo gli ombrelli; l'ombrellaio, donne!
Ripariamo cucine a gas: abbiamo i pezzi di ricambio per le cucine a gas.
Se avete perdite di gas, noi le aggiustiamo; se la cucina fa fumo, noi togliamo il fumo della vostra cucina a gasse. Trasformiamo la vostra cucina da metano a gas, e da bombola a metano!**
Lavoro subito, immediato.
E' arrivato l'arrotino***.

 

Ora basta, io sto male:

non è giusto, vaffanculo.


*La punteggiatura, come altrove nel testo, è sua.

**Ma chi sei, ciucascasella, macumerlinu?

***Mi giungono segnalazioni dalla madrepatria, inoltre, secondo cui dello stesso celebre brano  sarebbe stata prodotta una versione per gli autoctoni in stretto dialetto salentino, meno distante e aulica dello standard nazionale.


 




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25 luglio 2004

Uomini, è arrivata l'arrotina

 

 

 

 

 

Ma l'avete voi, amici miei di blog, il cappuccio-temperino di quella matita Faber-Castell che, non senza una certa ironia, si chiama Perfect pencil; questo bizzarro simbolo del nostro rapporto con la femminilità che sempre, da una parte, ci illude ci esserci affinati, accresciuti; mentre tutte le volte ci hanno tolto qualcosa, sfinito, abbreviato?




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25 luglio 2004

Un commento che può diventare due post, se sei ancora sveglio

Allora, caro oiraid, usa al minimo i mestoli di legno, le forbici per le unghie e ogni altro espediente antigraffio di cui la prudenza, la mamma, la Upim ti avranno dotato; e, senza tralasciare il forchettone dell’arrosto - usandolo anche per la pasta lunga - e quell'altro pennello, forse meno preciso, ma dalla stesura più delicata, vibrante, pointilliste che è la schiumarola a forellini aggettanti; ogni pasto traccia più che puoi nelle tue pentole nuove, con quei colpi - come in un atto di action cooking - le immagini che diranno in vece tua ai prossimi inquilini chi sei, da dove vieni e quanto sarai diventato, se non la smetti di farti tutte queste carbonare.




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24 luglio 2004

Un commento che può diventare post, se sei stracco

Nelle pentole di un appartamento appena affittato arredato, com'è affascinante esaminare le incisioni rupestri sullo strato non più sanissimo, inargentato, di un'antiaderenza logorata dal tempo; queste testimonianze astrattizzanti di civiltà a noi precedenti, in cui a volte capita di distinguere una figuretta stilizzata, un piccolo animale (come quando le cerchiamo fra le nuvole o negli scarabocchi), una fettina di cipolla ormai fossilizzata, una caccola insperata.




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24 luglio 2004

Soprattutto per Claudia e Marella

Da parte di Mirko:



 



“Cosa c’è? Tu mi guardi ma non parli con me!



Su forza dimmi: cosa c’è?



Cosa c’è? I tuoi occhi tutt’a un tratto son tristi..



Ed io non so perché.. Cosa c’è? Cosa c’è?



Su, forza, parla con me!




Premesso ciò, vi rivelo così, per mezzo dell’amico PiacerMio, babies, che a Milano - nei pressi di Cinque giornate; noncurante delle chances che pure avrebbe con Licia ora che io sono commesso da Vuitton (taci Satomi), spogliato dei suoi gradi musicarelli, dei riccioli, delle entrature presso Marrabbio, delle stesse tenute anni ’80 che l’avevano reso, confessatelo, più idolo vostro di Andrea o di Giuliano; senza che mai più possa avere la sua parte, nei giorni di pioggia, d'incontri per caso, colui che fu il giovane Mike, batterista dei Beehive, giace avvocato e praticante".




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23 luglio 2004

Passioni

 







 



 

Per via del format della sua mano di pupazzo Lego - la metrica che si è imposto il suo allestitore reverendo Brendan Powell Smith - o per la convinzione nel sacrificio, il Cristo di questa Passione (www.thebricktestament.com) non si oppone affatto al dolore che il carnefice gli provoca; ma anzi non può che accogliere saldamente quel chiodo come un’arma con cui non infliggere ferite, ma subirne.




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22 luglio 2004

Une chaumière



 


 


 


 Sulla piccola facciata di questo cottage di Monet (1879), anche i cespugli vogliono aiutare nella decorazione i più semplici ciottoli che la compongono, insieme ai fiori antistanti, e la luce stessa - come un vento per il polline - che ne trasporti, riflettendoli sulle finestre, su ciascuna tessera di quel mosaico improvvisato e cangiante, i colori; operando sottoforma del rampicante forse non vegetale, ma in fondo altrettanto naturale, che sono i riflessi della natura pure su quella pietra lavorata.




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20 luglio 2004

Anacoluti tecnologici

Una sorta di post-it - acquistato in un tutto a mezzo euro - che finge nella forma e nei colori dei suoi foglietti un intero palmare, con i pulsanti, lo schermo e addirittura un minuscolo sfondo kitsch di esso, il fatto che quelle paginette, per quanto adesive, siano poi staccabili, accartocciabili e, in ultima istanza, cestinabili; valide per tutte le stagioni, gli urti, e gli aggiornamenti che il nostro software naturale gli saprà proporre, è un sublime debugging che il mondo analogico, una retroguardia fisica sferra al digitale, puntando i piedi, come in un memento mori che sopravviverà ad ogni batteria.




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18 luglio 2004

Esotismi

Ieri nientemeno che al Centralbar di Foligno ho scoperto che vi servono un pessimo caffé freddo, leggermente americano, in una coppa da champagne.




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12 luglio 2004

De gustibus

"Non fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te".

(pensata mentre aspettavo la mia cena)




 

Non potrebbe divenire un precetto masochista? L'illustrazione "Masochismo di sinistra" è del grande Alberto Ruggieri).




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12 luglio 2004

Sampei apostolo di se stesso

Alle sei di questo pomeriggio, nell’abbaziale di San Nilo a Grottaferrata, non avevo mai visto il fonte battesimale che, sulla destra nel nartece, reca lo strano rilievo di uno scoglio religiosamente dotato di finestra, per questo simbolo della Chiesa. Se due uomini vi sono rappresentati nell’atto di pescare, tendendo ciascuno la propria lenza schiena contro schiena, per la destinazione dell’iconografia, andranno ritenuti quantomeno apostoli, e nella fattispecie Andrea e Simon Pietro. Ora, il punto è che mentre l’uno la sua anima l’ha appena presa, ed ancora si dibatte, sottoforma ittica, in un naturalismo apprezzabile qualora si consideri l’antichità della scultura, in un marmo databile poco dopo il mille; l’altro, probabilmente il maggiore dei due, non solo ha già avuto da un pezzo la meglio su di un pesciolino ma, senza metterlo da parte, già lo sta riutilizzando come esca per uno nuovo, che entra in scena dalla destra, decisamente più grosso e riluttante. Si tratta allora di una personalissima e antica versione di uno di quei fenomeni che Fellini chiama “a Pericle!”, facendo di un pubblico d’avanspettacolo l’unico vero spettacolo, in Roma; che Renoir ritrae cercando “nel solo palco di una certa Nini l’unica opera che lo interessava"; che ogni bambino in dubbio se ridere o piangere al gesto di un saltimbanco che ingoi la lama di una spada sa ritrovare, prima ancora di vedere come va a finire, voltandosi a cercare l’espressione di sua madre. Per convertire, nessun argomento dottrinario, sermone accattivante, pena infernale, più valido dello spettacolo di una conversione altrui.




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11 luglio 2004

Imboscata tuscolana

Ieri ho fatto un giro ai colli Albani. Nella villa Torlonia a Frascati si proponeva un vecchio spettacolo di Antonio Albanese, che ho visto in parte senza pagare il biglietto, per il fatto che vagando intorno alla recinzione di dietro mi sono imbattutto in un gruppo di pischelli e pischelle che la scavalcavano. Che dire? Era dai tempi in cui ho finito la benzina della vespa sulla braccianense - senza soldi e senza bancomat - che non provano questi brividi di avventura. Mi sono abbeverato ad un fontana in ombra mentre i piantoni guardavano altrove, e una fanciullina di Monteporzio Catone è sbucata da un albero col mio stesso intento, senza vedermi dapprima: un solo grido, un solo allarme. Ho riso poco alle battute di Alex Drastico da una panchina alla sua sinistra, lontana fra lui e il teatro delle acque. Ho vagato tornando sui miei passi, per risedermi più in là: dietro il mio posto si scorgeva ormai, bisbigliante, altrimenti invisibile, in quel foyer en plein air, un'intera ricreazione di infiltrati, che non badava allo spettacolo ma ai fatti di Valentina, che domani non potrà fare il bagno; e ai timori di Giampaolo, cui anche per questo non gliela darà. Tornato al parterre, ho ascoltato la parte sul motorino rubato. Un'autovettura della regione Lazio, il faretto sul tetto, puntato su me, che sembrava una luce di scena stranamente all'avanguardia, a raggiungere il mio palchetto così isolato, ha fatto di me l'ultimo a fuggire fra i lecci quella sera.




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11 luglio 2004

Borsisti

Oggi mi sono trovato verso le nove di sera nella stessa libreria di cui avevo detto così, sotto Natale:

"Alla nuova libreria Feltrinelli di largo Argentina a Roma, una parete trasparente è posta fra la sezione studi sociali e un ufficio dell’amministrazione. Quel vetro non ci rivela solo, di straforo, le etichette dei raccoglitori allineati negli archivi, grigi e consunti quanto variopinti sono i dorsi dei volumi in vendita che, di là dalla vetrina, ne sono la controparte movimentata. [...] Pure in quella libreria noi siamo decorazione per le quelle scrivanie affaccendate, almeno quanto i loro abitanti sono per noi le creature curiose di un ufficio-acquario, di un Grande Fratello finalmente reciproco".

In molti ne scroccano per ore videogames in prova: sulla X-Box giungono a salvare le partite, come se un avventore dei divanetti delle sezioni letteratura si munisse di segnalibri; cosa che io faccio da alcuni mesi. Certi giocatori habitués, quando dimostrano il loro valore più chiaramente a veri piccoli pubblici che gli si assiepano attorno; ai giovani nomadi che, per l'occasione dello scontro atteso con un mostro finale, confondono le varie preno del loro racket delle code di Fifa; agli stessi commessi che pensavano male perché quelli non compravano mai, ebbene, non sono più degli scrocconi: si considerano borsisti.

Dunque, oggi mi è riuscito di fare quattro salti alle Olimpiadi di Atene. Quando la fanciulla ucraina che controllo non riesce troppo bene nel salto coll'asta, e si infrange contro la sbarra orizzontale, il joypad, come pure siamo abituati da anni in tamponamenti di rally o nei tackles ben riusciti, ci restituisce una breve vibrazione. Ora, nell'attimo stesso in cui, un livello più tardi - essendo divenuti un più nerboruto lanciatore del disco, che non ha lanciato un bel niente perché non sappiamo i tasti - campeggia sullo schermo la scritta: Faul!, pure una botta di vibrazione, ma ben più prolungata. Non è il nostro attrezzo caduto sul piede, per errore o per la stizza, che ce la procura; né sono ortaggi, che provengano dagli spalti: nient'altro che una solenne, impetuosa scoreggia di concentrazione malriposta.




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